Porta Fonte

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Porta Fonte

Si arriva dal piano e ci si ferma a Porta Fonte, l’ingresso basso del borgo. La porta prende il nome dalla fonte che stava qui, prima che la strada cominciasse a salire: si beveva, poi si entrava. Le mura chiudono Sermoneta sul versante della pianura, e da questo punto in poi si cammina in pietra, non più tra i campi. La salita è breve ma ripida. Il paese non si mostra tutto insieme: si rivela a tratti, tra un arco e una scala, man mano che si lascia l’Agro alle spalle. È la tappa di ingresso, il momento in cui il percorso smette di essere campagna e diventa borgo.

Sermoneta · a piedi

Vie del borgo

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Vie del borgo

Dentro le mura le vie sono vicoli, e si cammina uno dietro l’altro. Il selciato è stretto, i muri alti, e a mezzogiorno l’ombra resta sul fondo della strada mentre in alto il sole taglia solo i cornicioni. Sermoneta è costruita sul pendio dei Monti Lepini, quindi quasi ogni tratto sale o scende: scale, curve, passaggi coperti, un arco che obbliga a chinare la testa. Le case si appoggiano l’una all’altra, con finestre piccole e balconi di ferro. Non c’è un asse unico. Si gira, si perde la vista della pianura e la si ritrova, di colpo, in fondo a un vicolo. Questa tappa è il tessuto del paese, il tempo che si perde prima che la salita si chiuda sul castello.

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Castello Caetani

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Castello Caetani

Il castello chiude la salita ed è la ragione del percorso: non lo si attraversa, ci si ferma. Lo fondarono gli Annibaldi agli inizi del Duecento; passò poi ai Caetani, che ne fecero la rocca sulla pianura pontina. Quando Alessandro VI espropriò la famiglia, ci visse Lucrezia Borgia; nel 1536 fu ospite Carlo V. Del nucleo più antico restano il Maschio e il Maschietto, le due torri che tengono ancora il profilo. I Borgia, con Antonio da Sangallo, aggiunsero la cittadella e il giro di fortificazioni che chiude la corte. Oggi lo custodisce la Fondazione Roffredo Caetani. Si entra, si guarda il cortile, e si capisce che la camminata del borgo serviva ad arrivare qui, non ad andare oltre.

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Sguardo sulla pianura

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Sguardo sulla pianura

Dal belvedere, alle spalle del municipio e ai piedi della scalinata che sale al castello, il borgo finalmente si apre. Fino a un minuto prima si aveva la pietra sopra la testa; qui c’è l’orizzonte. Sotto sta l’Agro Pontino, la pianura bonificata, Latina, e nelle giornate limpide il Tirreno con le isole Pontine, una linea chiara in fondo alla valle. L’antico lavatoio, con gli archi rivolti verso i campi, dice la stessa cosa con l’acqua: da quassù si scendeva a lavare, e si tornava su. Il percorso finisce con gli occhi, non con un altro vicolo. Da questo punto si capisce perché il castello stia qui. Controllava, e ancora guarda, tutto il territorio che si è lasciato in basso.

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