Duna di Sabaudia

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Duna di Sabaudia

Si parte sulla duna, il cordone di sabbia che tiene il mare da una parte e il lago dall’altra. Non è una spiaggia da attraversare in fretta: è alta, coperta di ginepro e di gigli, e da sopra lo sguardo prende tutto il promontorio. Il Circeo sta di fronte, scuro, con la costa che gli gira intorno. Per le prossime quattro ore non si esce da questo paesaggio. Il passo è lento apposta. Prima si guarda il monte, poi si scende verso l’acqua ferma.

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Lago di Paola

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Lago di Paola

Il lago di Paola è l’acqua che sta dietro la duna. Non ha onde: è uno specchio lungo, chiuso dal canneto, e nelle ore ferme ci si legge dentro il Circeo. Si costeggia la sponda tra i giunchi e i tratti aperti, dove il fondo si fa chiaro e le barche restano ferme. È il momento in cui il percorso smette di essere solo mare e diventa parco. Qui non si sale ancora. Si resta bassi, a livello dell’acqua, con il monte che sembra più vicino di quanto sia.

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Torre Paola

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Torre Paola

La torre chiude il lago sul lato del promontorio. Sta sul canale che unisce Paola al mare, e da qui la camminata cambia direzione: non si costeggia più, si punta verso il monte. È una torre di guardia del Cinquecento, bassa e massiccia, messa in modo da tenere insieme lo sbocco del lago e la costa. Per il percorso è la svolta. Si lascia l’acqua ferma, si passa il canale con lo sguardo, e si entra nella macchia.

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Sentiero del Promontorio

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Sentiero del Promontorio

Il sentiero sale sul fianco del Circeo senza fretta. La macchia è fitta, il vento arriva a tratti, e il mare si vede solo quando il sentiero si apre su un tratto di roccia. Si cammina tra lentisco e corbezzolo, e il passo si accorcia da solo perché il terreno sale e l’ombra è corta. Non è una cima da conquistare. È il tratto in cui la duna, lasciata indietro, diventa piccola, e il promontorio smette di essere uno sfondo.

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Sosta al faro

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Sosta al faro

Al faro ci si ferma. Il mare è sotto, aperto, e l’entroterra resta alle spalle: Sabaudia e i laghi si riducono a una striscia chiara. È il punto più alto del percorso, non per i metri ma per lo sguardo. Da qui le quattro ore hanno un verso: si vede da dove si è partiti e si vede la costa che continua verso ponente. La sosta non è lunga. Serve a prendere il fiato e a girarsi, prima di scendere.

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Rientro alla duna

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Rientro alla duna

Si torna sulla stessa duna, ma la luce non è più quella della partenza. Il Circeo, che all’inizio era davanti, ora è alle spalle, e la sabbia ha un altro colore. Il percorso si chiude dove era cominciato, dopo lago, torre, macchia e faro. Non c’è un arrivo diverso dalla partenza: la fine è riconoscere il posto. Quattro ore, stesso territorio, passo lento, e la fascia costiera che resta lì, tra il mare e l’acqua ferma.

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